Asilo modello nel bunker.

“Copie” lombarde nelle zone di guerra

di Federica Serva
Avvenire
del 12 aprile 2009

Un Asilo di pace in un territorio dominato dalla guerra.

Il Western Galilee Hospital a Nahariya in Israele ai confini con il Libano, ha lanciato il progetto per la creazione di una struttura dove far convivere bambini musulmani, ebrei, cristiani.

Ad aiutare l’ospedale in questa sfida ambiziosa è l’associazione milanese Hope Onlus, che ha di recente ospitato una delegazione venuta per incontrare specialisti italiani e definire il progetto.

Racconta Elena Fazzini, presidente di Hope:  “Questa iniziativa vuole diventare anche un modello anche per altri ospedali del Paese. L’idea è venuta in seguito a un bombardamento nel 2006 che ha costretto a trasferire per 27 giorni nel bunker sottostante l’ospedale pazienti, i loro familiari e il personale medico. Circa duecento erano i bambini ospitati in quella situazione e intrattenuti con mezzi di fortuna. Così si è pensato di creare un asilo, dove far crescere i piccoli non solo in condizione di sicurezza, ma anche di pace”.

L’associazione Hope ha individuato tre strutture lombarde da prendere ad esempio: l’ospedale di Desio, che avvierà a breve un progetto sperimentale per la realizzazione di un asilo nido interno multiculturale ed ecocompatibile; la comunità di accoglienza Cometa di Como, che ha maturato anni di esperienza nell’accoglienza di bambini in difficoltà e nel sostegno alle loro famiglie; l’asilo della Fondazione Causa Pia d’Adda di Segrate, che per la sua lunga tradizione formerà le future insegnanti.

“L’impegno da affrontare – afferma Elena Fazzini – è notevole: saranno necessari circa 2 milioni di euro per costruire un asilo adiacente all’ospedale su due livelli: uno visbile di circa 600 mq e uno sotterraneo, bunkerizzato, di 300 mq, con materiali ecocompatibili e autosufficiente come risorse energetiche. Stiamo studiando, perciò, un piano per la raccolta di fondi tra enti pubblici, aziende private e singoli cittadini e per l’avvio di adozioni a distanza, già sperimentato in passato”.

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